lunedì 6 agosto 2012

Appoggiarsi

Un giovane studente di pianoforte ha posto questa domanda: "Mi piacerebbe avere pareri su che diteggiatura usare nella dodicesima battuta dell'opera di Schubert Improvviso op. 90 n.3 in Sol Bemolle Maggiore. Precisamente nel punto in cui si "batte" per la prima volta su quei Mib e Dob insieme. Il mio problema è che proprio non riesco a dare la giusta pressione per non renderlo simile a una martellata".

Ecco qua l'esempio musicale: 

 La mia breve risposta è stata questa:
"La domanda non è affatto strana, è sensatissima! Io suonerei col quinto dito sul Mib e col quarto sul Dob, appoggiando il peso del braccio sul quinto dito: "appoggiando" morbidamente, senza martellate! Dirai: facile a dirsi! Dipende dall'impostazione tecnica".

Ora aggiungo qualcosa. La parola "appoggio", non a caso, è usata in vari casi nella tecnica strumentale e anche nella tecnica del canto. Cosa significa appoggiarsi? Significa "reggersi su qualcosa, sostenersi a qualcosa", quindi è l'esatto contrario di ciò che si fa quando si fa uno sforzo, si solleva un peso, si affronta una fatica. Nella vita quotidiana, noi ci appoggiamo quando abbiamo bisogno di reggerci, di sostenerci (e, metaforicamente, ci appoggiamo a qualche persona quando ci sentiamo scoraggiati o afflitti...). 



Dunque, appoggiarsi significa contrastare la fatica con un aiuto che, nel caso del pianoforte, ci viene dato molto semplicemente dalla forza di gravità.


Ma ciò che più conta (e qui sta il senso della questione posta) è che appoggiando opportunamente il peso del braccio si può variare il suono anche tra le dita della stessa mano. Ciò ci risulta necessario quando, in casi come quello posto nell'esempio in questione, il compositore richiede di suonare melodia e accompagnamento nella stessa mano e dunque, implicitamente, richiede due sonorità differenti nella stessa mano.


Naturalmente,  non ci si arriva in modo immediato: è una tecnica strumentale che si acquisice con l'opportuno esercizio.




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