giovedì 23 agosto 2012

Come studiare l'Improvviso op.90 n.3 di Schubert

Studiamo l'Improvviso op. 90 n. 3 per pianoforte di Schubert

Ecco una spiegazione più dettagliata di quanto sommariamente accennato in un post precedente: vogliamo studiare l'Improvviso op. 90 n.3 di Franz Schubert (1827) ed in particolare la battuta 10, nella quale si presenta una situazione di questo tipo (ricordo che abbiamo sei bemolli in chiave, tempo 4/2, Andante):

Il problema di tecnica pianistica posto da questo esempio (e da, quello, analogo, di batt.12 affrontato nel post precedente) è la compresenza, nella sola mano destra, di due differenti situazioni musicali, che richiedono due diversi approcci dal punto di vista della tecnica che deve realizzarli: abbiamo infatti una linea di canto nella parte superiore e una parte di accompagnamento nella parte inferiore; la stessa mano deve eseguire due cose diverse simultaneamente e deve avere dunque la capacità di realizzare due tipi di sonorità diversa; tutto questo va fatto, ovviamente, senza irrigidirsi.

Tecnica pianistica complessa

Si tratta in questo caso di una tecnica complessa ed uso questo aggettivo avvertendo che esso non coincide necessariamente con l'aggettivo difficile: piuttosto si tratta di una molteplicità e compresenza di situazioni. Ovviamente essa richiede comunque un certo livello di abilità pregressa. Non a caso, nella mia raccolta di 42 Esercizi di tecnica pianistica, questa tecnica occupa la scheda (e il video corrispondente) numero 26, trovandosi nella settima sezione, dedicata alla polifonia.

Esercizi per lo studio

Il mio primo consiglio consiste nello studiare a parti separate, analogamente a quanto si fa quando si studia a mani separate: in questo caso studiamo separatamente le due parti compresenti nella stessa mano. Iniziamo con la parte di canto, ovviamente mantenendo la diteggiatura prevista:
 Esempio musicale: studio della parte superiore della mano destra

Sul 're bemolle' dobbiamo appoggiare il peso del braccio, secondo la tecnica nota (posizione del quinto dito spiovente sopra il tasto, abbassamento del polso); sul primo 'do bemolle' dobbiamo curare un poco di appoggio ma considerando il diminuendo indicato, sarà perciò utile rialzare leggermente il polso; la manovra è resa più difficile dalla necessità di usare lo stesso dito cercando però di legare (sarà piuttosto una illusione di legato, poi aiutata necessariamente dall'uso del pedale); sul secondo 'do bemolle' dovremo dare nuovamente un piccolo appoggio, riabbassando il polso, però mantenendo l'intenzione di diminuendo (notiamo comunque la maggiore importanza ritmica di questo secondo 'do bemolle', che perciò avrà naturalmente un piccolo sostegno espressivo: prova a cantare le tre note e ciò ti sarà chiaro).

Ora studiamo gli arpeggi della parte inferiore, ovviamente anche qui rispettando la diteggiatura prevista:
 Esempio musicale: studio della parte interna nella mano destra

In questo caso dobbiamo curare l'uniformità del suono, più piano del canto, omogeneo, legato,curando anche in questo caso il diminuendo. Dovremo eseguire questi suoni legando, con articolazione delle dita ridotta al minimo (dita vicine ai tasti) e con i piccoli movimenti laterali della mano che assicurano morbidezza e rilassamento.

Dopo ciò, cercheremo di unire le due tecniche in esecuzione simultanea.

Potremmo anche pensare ad un ulteriore esercizio preliminare, realizzato in questo modo:
 Esempio musicale: esercizio per l'appoggio del peso del braccio nella polifonia

Qui occorre appoggiare il peso del braccio sulle note del canto ed eseguire un leggerissimo staccato sugli accordi interni. Si potrà obiettare che si tratta in questo caso di una tecnica diversa dalla precedente (eseguire accordi è diverso da eseguire arpeggi), però io ritengo sia un buon esercizio propedeutico, perché sviluppa ugualmente in modo efficace la sensazione di questa differenza di peso tra parti diverse della stessa mano.

Altri esempi nell'Improvviso di Schubert

La battuta 1 del pezzo è più semplice e, nella sua scrittura, veramente esemplare di questo tipo di tecnica; meno difficile dell'esempio precedente, perché i suoni del canto sono sempre in corrispondenza di pause della figurazione interna:
Esempio musicale: la battuta 1 dell'Improvviso op. 90 n. 3 di Schubert

Ed ancora più esemplare questo passaggio, a battuta 3:
Esempio musicale: movimenti da battuta 3 dell'Improvviso op. 90 n. 3 di Schubert

Romanza senza parole

Il risultato è sicuramente efficace, credimi: sperimentato su me stesso e su molti studenti. Siamo pronti per abbandonarci all'arte sublime di questo sommo compositore, a questo Lied ohne Worte (Canto, ossia Romanza, senza parole) che esprime in modo altissimo la sua poetica.



martedì 14 agosto 2012

Rosa Agazzi: l'abbicì del canto educativo


La celebre pedagogista Rosa Agazzi (1866-1951), di Volongo (CR), ideatrice nel 1895 con la sorella Carolina della Scuola Materna di Mompiano (BS), che rappresenta un riferimento importante nella pedagogia italiana del primo Novecento, si occupò di educazione corale nel testo L'abbicì del canto educativo ad uso dei giardini d'infanzia e delle scuole elementari (Milano, 1908).
L'autrice distingue tra un canto spontaneo non educato e un canto gentile, che si sviluppa con un opportuno apprendimento. Nel corso del testo chiarisce ancora meglio la distinzione tra canto artistico (quello degli adulti professionisti), canto educativo o gentile (quello appropriato nell'educazione dei bambini) e canto volgare (il canto diseducato).

L'autrice rimanda perciò ai maggiori studiosi del canto per sviluppare un progetto educativo mirato in particolare ai bambini. L'obiettivo è il conseguire l'omogeneità della voce in tutti i suoi registri e la rotondità dell'emissione, contrapposti ad un uso casuale e "gridato", che è tipico, già nell'infanzia, del canto diseducato, ma che spesso, ci avverte la Agazzi, viene inopportunamente praticato anche nelle esercitazioni scolastiche. La calma inspirazione e una espirazione misurata saranno efficaci alla vocalità delle voci bianche, e per queste attività è necessaria una corretta postura del corpo (compostezza). L'autrice dedica poi una particolare attenzione alla pronuncia.
Qualunque cosa si insegni ai bambini, sia pur bella e piacevole, non si abusi mai della loro attenzione. In questa raccomandazione della Agazzi ritroviamo i principi fondamentali della pedagogia attiva. L'esercizio deve essere accolto con espressione di contentezza. Importante la scelta di un repertorio adeguato e il rispetto di precise norme igieniche.
L'educazione dell'orecchio, premessa necessaria all'educazione vocale, è impostata essenzialmente sull'ascolto della scala diatonica maggiore. L'esempio dell'insegnante aiuta il bambino a capire la differenza di qualità nella emissione vocale. Si passa quindi all'analisi dei diversi timbri prodotti dalle diverse vocali, che sono distinte in tre tipi: timbro ordinario ('a'), timbro chiaro ('i'), timbro scuro ('u'), una distinzione ripresa in modo del tutto analogo dal Goitre nel 1972. L'omogeneità della voce si consegue eliminando da ogni vocale il suo effetto più estremo e trovando un punto di equilibrio nella emissione; per ottenere questo obiettivo, l'autrice privilegia la sillaba 'mu'.
Il testo della Agazzi si completa con alcuni esercizi pratici.
Nel 1936 Rosa Agazzi pubblicò a Brescia la raccolta Bimbi, cantate!, melodie per l'infanzia a compimento de l'Abbicì del canto educativo.
Desidero ringraziare Eleonora Rebecchi per avermi dato l'opportunità di studiare il testo della Agazzi. 

giovedì 9 agosto 2012

Uno Scherzo di Beethoven

Una domanda posta da uno studente

Ho ricevuto questa domanda da uno studente: "Devo analizzare la sinfonia numero 1 in DO maggiore opera 21 di Beethoven, ma ho un problema con il minuetto, ossia il terzo tempo. Lo schema sembra completamente diverso dagli altri movimenti ma su Internet non trovo niente, a parte che è più uno scherzo che un minuetto, ma non sapendo cos'è uno scherzo... anche i cambi di tonalità sono improvvisi e spesso non si capisce niente....".

Con Beethoven finisce l'edonismo settecentesco

Ecco la mia risposta. Dici bene, caro studente: è indicato Menuetto (ossia Minuetto), ma di fatto è uno Scherzo, perché è un tempo ternario molto più veloce; questa è una delle novità strutturali di Beethoven rispetto alle Sinfonie del Settecento. Infatti si batte in uno, ossia: i movimenti per ogni battuta sono tre, ma la velocità del pezzo porta ad una sola scansione per ogni battuta.

Mentre nel Settecento prevaleva un'idea di musica di intrattenimento, e la danza Minuetto, con il suo andamento moderato e le movenze leziose e galanti era quasi il simbolo di quel tipo di musica (e della società che la richiedeva), con Beethoven si afferma perentoriamente l'individualismo borghese e romantico, con espressione volitiva e tenace della personalità dell'artista: lo Scherzo, con i suoi ritmi incalzanti e vigorosi, esprime efficacemente questa volontà indomita. Notiamo che la Sinfonia fu scritta proprio tra il 1799 e il 1800, quindi anche la data ci sembra simbolicamente cruciale.

Una breve analisi

Come possiamo analizzare in breve questa composizione? Ci vorrebbe molto spazio! Ma la velocità di Internet mi costringe alla brevità. Per forza di cose dovrò usare qualche parola "tecnica" (che scriverò in corsivo), ma chiunque può contattarmi (maestrosfredda@gmail.com) per ricevere spiegazioni ulteriori. Ogni termine tecnico è spiegato con cura nel programma didattico Suonare Cantare Star bene.

Almeno consideriamo le suddivisioni formali più ampie: il primo ritornello corrisponde al primo periodo, che conclude con una modulazione a Sol Maggiore (il pezzo è in Do Maggiore). Il tema è caratterizzato dal ritmo incalzante, fortemente marcato sul tempo forte, dall'indicazione di movimento Allegro molto e Vivace e dal prevalere di suoni staccati:



Nelle successive 17 battute giunge ad una cadenza a Re bemolle Maggiore, cioè ad una tonalità lontana da quella del pezzo: anche in questo fatto notiamo il dinamismo drammatico della musica di Beethoven, in contrasto con l'edonismo settecentesco.

Poi otto battute caratterizzate dal pedale di tonica ('re bemolle' tenuto dai bassi e fagotto II), Le successive 11 battute preparano la ripresa del tema in Do Maggiore, che si prolunga per 35 battute.

Segue il Trio (così si chiamava la sezione centrale, contrastante, anche nel classico Minuetto), che è anch'esso in Do Maggiore ed è caratterizzato dalle figuazioni in ottavi dei violini sopra un accompagnamento armonico e ritmico (minima e semiminima) realizzato prevalentemente dagli strumenti a fiato:



Anche il Trio è suddiviso formalmente mediante i ritornelli; segue poi la ripresa Da Capo della sezione A.

L'analisi è molto sintetica e potremmo fare molti approfondimenti! Ma lo spazio è esaurito, per oggi.