lunedì 6 febbraio 2012

La figura del maestro secondo Quintiliano

  Marco Fabio Quintiliano, da Institutio Oratoria
Prima di tutto il maestro assuma nei confronti dei suoi allievi la disposizione d'animo di un padre e pensi che egli subentra al posto di coloro che gli affidano i figli. Egli stesso non abbia vizi e non ne sopporti. La sua severità non sia opprimente e non esageri nel dare confidenza, per non suscitare da una parte odio, dall'altra disprezzo. Parli moltissimo dell'onestà e del bene: infatti, quanto più spesso ammonirà, tanto più raramente punirà; non sia assolutamente irascibile e tuttavia non tralasci le correzioni che si dovranno fare, sia semplice nell'insegnamento, resistente alla fatica, metodico piuttosto che incostante. Risponda volentieri a chi pone domande, interroghi di sua iniziativa chi non ne pone. Nel lodare l'esposizione degli allievi non sia né parco né eccessivo, perché il primo atteggiamento genera in loro fastidio per la fatica, il secondo li fa adagiare nella tranquillità. Nel correggere gli errori non sia aspro e non sia assolutamente offensivo: proprio questo, infatti, allontana molti dal proposito di studiare, ossia il fatto che alcuni insegnanti rimproverano come se odiassero. Egli stesso dica quotidianamente qualcosa, anzi molte cose, che gli ascoltatori possano meditare fra sé. Sebbene infatti dalla lettura derivino sufficienti esempi per l'imitazione, tuttavia alimenta in modo più completo la voce viva, e specialmente quella di un maestro che i discepoli, purché siano stati rettamente formati, amano e rispettano. A malapena si potrebbe dire d'altra parte quanto imitiamo volentieri coloro verso i quali siamo ben disposti.

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