giovedì 8 dicembre 2011

Misa Criolla

La Misa Criolla del compositore argentino Ariel Ramírez (1921-2010) è una composizione che utilizza i testi dell'Ordinarium Missae, in lingua spagnola, rivestendoli di ritmi e colori che sono tipici della tradizione popolare sudamericana. Si tratta di una messa creola e con questo aggettivo si intende originariamente l'incontro tra cultura europea e cultura indigena del Sudamerica.

Per un coro amatoriale, questa bellissima opera è una straordinaria occasione di formazione musicale. Infatti, la relativa semplicità delle parti vocali (spesso orientate verso la zona acuta della voce) si inserisce in un contesto di strepitosa vitalità ritmica o, in altri momenti, in situazioni di intenso, struggente lirismo

Nato a Santa Fe, Ariel Ramírez fu pianista e compositore, particolarmente impegnato nella diffusione delle tradizioni musicali della sua terra. Per questo motivo, negli anni Cinquanta visse per un periodo in Italia e in altri paesi europei. 

La musica utilizza una scrittura classica corale a quattro parti (elaborata da Padre Jesú Gabriel Segade), con due voci soliste e un gruppo strumentale caratterizzato da strumenti a percussione, tastiera e chitarra; in genere viene utilizzato il charango, che è un tipico strumento popolare argentino a corde pizzicate, di piccole dimensioni.

La Misa Criolla si svolge nelle cinque tradizionali sezioni dell'ordine liturgico, che ha una grande valenza ecumenica in quanto si tratta di testi che sono accettati dalla teologia delle tre grandi confessioni cristiane, la cattolica, la protestante e l'ortodossa. L'uso della lingua spagnola, al posto della lingua ecclesiastica latina, avvicina quest'opera alla sensibilità moderna, affermata inizialmente in ambito protestante e sancita, proprio negli stessi anni della composizione di Ramirez, dalla riforma liturgica cattolica, decisa dal Concilio Vaticano II.

E infatti, figlia del Concilio può a ben ragione considerarsi questa composizione musicale, realizzata nel 1964 e basata sulla traduzione del testo liturgico eseguita dalla Commissione Episcopale del Sudamerica in seguito alle indicazioni del Concilio stesso. 

Ecco dunque la successione del Kyrie, del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell'Agnus Dei.

Il Kyrie (Señor, ten piedad de nosotros), che è una invocazione alla pietà di Dio, utilizza gli stilemi di canti popolari del Nord dell'Argentina, la vidala e la baguala.

Il vivacissimo Gloria (Gloria a Dios en las alturas) utilizza il ritmo antico del carnavalito, alternato ad una sezione centrale contrastante, nella quale la supplica rivolta a Cristo, per il perdono dei nostri peccati, è evocata dal genere musicale denominato Yaraví: si tratta di uno stile di canto molto antico, di carattere sommesso, spesso associato a cerimonie funebri o a testi di carattere elegiaco.

Nel Credo (Creo en Dios, Padre Todo poderoso), la confessione della fede trinitaria, il ritmo della chacarera trunca evoca origini andine: qui è caratteristica l'alternanza e la sovrapposizione dei ritmi 3/4 e 6/8, che dal punto di vista matematico sarebbero equivalenti, mentre dal punto di vista musicale implicano una modifica continua dell'accentuazione, con effetto di grande vivacità.

Di matrice boliviana il festoso Carnaval cochabambino (de Cochahamba), che accompagna le parole bibliche del Sanctus, Osanna et Benedictus (Santo, Santo, Santo).

L'opera si conclude con i toni sommessi e suggestivi dell'Agnus Dei (Cordero de Dios), una composizione in Estilo pampeano, cioè in uno stile che ricorda le atmosfere della pampa, la pianura argentina.


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