lunedì 19 dicembre 2011

Brahms nella scuola media

Il problema dell'educazione musicale dei giovani trova un passaggio cruciale negli anni della scuola media. Alcuni lamentano una carenza in questo ambito scolastico, che spesso è la prima occasione di apprendimento ma a volte delude le aspettative e l'entusiasmo dei ragazzi. Se l'insegnamento avviene con metodi tradizionali, quali ad esempio la pedante dettatura di testi, l'apprendimento meccanico della notazione, l'ascolto passivo di pagine importanti ma difficili della storia della musica (ad esempio le grandi Sinfonie romantiche), il risultato che si ottiene può essere di effetto negativo e respingente.

I giovani hanno un grande bisogno di musica e sono stimolati da molti modelli imposti dal mercato mediante la televisione, i mezzi informatici e ogni altro canale di diffusione. Il problema è riuscire a trovare la strada per farli crescere nella comprensione e nella competenza, senza annoiarli e senza provocare in loro una reazione negativa.

Io credo che l'educazione musicale nella scuola media possa essere utile soltanto se i ragazzi possono fare un'esperienza viva, diretta, partecipata della musica; occorre porsi un obiettivo, piccolo o grande che sia, ma farlo realizzare dai ragazzi direttamente.

A proposito di Sinfonie, io ricordo l'impressione che mi fece, da ragazzino, l'inizio della Prima Sinfonia di Brahms, ascoltata dal vivo e poi su disco in prima media: questo stacco solenne e tragico scandito dal ritmo incessante e ossessivo dei timpani era stato per me ragazzino veramente impressionante. Con ciò voglio dire che basterebbero due minuti di ascolto (certo non tutta la Sinfonia!) e poi applicazioni pratiche che permettessero ai ragazzi di vivere in prima persona quel preciso evento musicale: così, senza fatica, si avvicinerebbero nientemeno che a Brahms! un autore che sembra lontanissimo dal vissuto dei nostri giovani, ma non è giusto che lo sia.

Non è giusto che i nostri giovani perdano l'occasione di conoscere un grande musicista quale è stato Johannes Brahms (1833-97).

Mi pare comunque di capire che il lavoro di educazione musicale nella scuola media dipenda molto dalla volontà e dall'iniziativa del singolo insegnante: in certi casi, i risultati sono ottimi.

giovedì 8 dicembre 2011

Misa Criolla

La Misa Criolla del compositore argentino Ariel Ramírez (1921-2010) è una composizione che utilizza i testi dell'Ordinarium Missae, in lingua spagnola, rivestendoli di ritmi e colori che sono tipici della tradizione popolare sudamericana. Si tratta di una messa creola e con questo aggettivo si intende originariamente l'incontro tra cultura europea e cultura indigena del Sudamerica.

Per un coro amatoriale, questa bellissima opera è una straordinaria occasione di formazione musicale. Infatti, la relativa semplicità delle parti vocali (spesso orientate verso la zona acuta della voce) si inserisce in un contesto di strepitosa vitalità ritmica o, in altri momenti, in situazioni di intenso, struggente lirismo

Nato a Santa Fe, Ariel Ramírez fu pianista e compositore, particolarmente impegnato nella diffusione delle tradizioni musicali della sua terra. Per questo motivo, negli anni Cinquanta visse per un periodo in Italia e in altri paesi europei. 

La musica utilizza una scrittura classica corale a quattro parti (elaborata da Padre Jesú Gabriel Segade), con due voci soliste e un gruppo strumentale caratterizzato da strumenti a percussione, tastiera e chitarra; in genere viene utilizzato il charango, che è un tipico strumento popolare argentino a corde pizzicate, di piccole dimensioni.

La Misa Criolla si svolge nelle cinque tradizionali sezioni dell'ordine liturgico, che ha una grande valenza ecumenica in quanto si tratta di testi che sono accettati dalla teologia delle tre grandi confessioni cristiane, la cattolica, la protestante e l'ortodossa. L'uso della lingua spagnola, al posto della lingua ecclesiastica latina, avvicina quest'opera alla sensibilità moderna, affermata inizialmente in ambito protestante e sancita, proprio negli stessi anni della composizione di Ramirez, dalla riforma liturgica cattolica, decisa dal Concilio Vaticano II.

E infatti, figlia del Concilio può a ben ragione considerarsi questa composizione musicale, realizzata nel 1964 e basata sulla traduzione del testo liturgico eseguita dalla Commissione Episcopale del Sudamerica in seguito alle indicazioni del Concilio stesso. 

Ecco dunque la successione del Kyrie, del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell'Agnus Dei.

Il Kyrie (Señor, ten piedad de nosotros), che è una invocazione alla pietà di Dio, utilizza gli stilemi di canti popolari del Nord dell'Argentina, la vidala e la baguala.

Il vivacissimo Gloria (Gloria a Dios en las alturas) utilizza il ritmo antico del carnavalito, alternato ad una sezione centrale contrastante, nella quale la supplica rivolta a Cristo, per il perdono dei nostri peccati, è evocata dal genere musicale denominato Yaraví: si tratta di uno stile di canto molto antico, di carattere sommesso, spesso associato a cerimonie funebri o a testi di carattere elegiaco.

Nel Credo (Creo en Dios, Padre Todo poderoso), la confessione della fede trinitaria, il ritmo della chacarera trunca evoca origini andine: qui è caratteristica l'alternanza e la sovrapposizione dei ritmi 3/4 e 6/8, che dal punto di vista matematico sarebbero equivalenti, mentre dal punto di vista musicale implicano una modifica continua dell'accentuazione, con effetto di grande vivacità.

Di matrice boliviana il festoso Carnaval cochabambino (de Cochahamba), che accompagna le parole bibliche del Sanctus, Osanna et Benedictus (Santo, Santo, Santo).

L'opera si conclude con i toni sommessi e suggestivi dell'Agnus Dei (Cordero de Dios), una composizione in Estilo pampeano, cioè in uno stile che ricorda le atmosfere della pampa, la pianura argentina.