lunedì 19 dicembre 2011

Brahms nella scuola media

Il problema dell'educazione musicale dei giovani trova un passaggio cruciale negli anni della scuola media. Alcuni lamentano una carenza in questo ambito scolastico, che spesso è la prima occasione di apprendimento ma a volte delude le aspettative e l'entusiasmo dei ragazzi. Se l'insegnamento avviene con metodi tradizionali, quali ad esempio la pedante dettatura di testi, l'apprendimento meccanico della notazione, l'ascolto passivo di pagine importanti ma difficili della storia della musica (ad esempio le grandi Sinfonie romantiche), il risultato che si ottiene può essere di effetto negativo e respingente.

I giovani hanno un grande bisogno di musica e sono stimolati da molti modelli imposti dal mercato mediante la televisione, i mezzi informatici e ogni altro canale di diffusione. Il problema è riuscire a trovare la strada per farli crescere nella comprensione e nella competenza, senza annoiarli e senza provocare in loro una reazione negativa.

Io credo che l'educazione musicale nella scuola media possa essere utile soltanto se i ragazzi possono fare un'esperienza viva, diretta, partecipata della musica; occorre porsi un obiettivo, piccolo o grande che sia, ma farlo realizzare dai ragazzi direttamente.

A proposito di Sinfonie, io ricordo l'impressione che mi fece, da ragazzino, l'inizio della Prima Sinfonia di Brahms, ascoltata dal vivo e poi su disco in prima media: questo stacco solenne e tragico scandito dal ritmo incessante e ossessivo dei timpani era stato per me ragazzino veramente impressionante. Con ciò voglio dire che basterebbero due minuti di ascolto (certo non tutta la Sinfonia!) e poi applicazioni pratiche che permettessero ai ragazzi di vivere in prima persona quel preciso evento musicale: così, senza fatica, si avvicinerebbero nientemeno che a Brahms! un autore che sembra lontanissimo dal vissuto dei nostri giovani, ma non è giusto che lo sia.

Non è giusto che i nostri giovani perdano l'occasione di conoscere un grande musicista quale è stato Johannes Brahms (1833-97).

Mi pare comunque di capire che il lavoro di educazione musicale nella scuola media dipenda molto dalla volontà e dall'iniziativa del singolo insegnante: in certi casi, i risultati sono ottimi.

giovedì 8 dicembre 2011

Misa Criolla

La Misa Criolla del compositore argentino Ariel Ramírez (1921-2010) è una composizione che utilizza i testi dell'Ordinarium Missae, in lingua spagnola, rivestendoli di ritmi e colori che sono tipici della tradizione popolare sudamericana. Si tratta di una messa creola e con questo aggettivo si intende originariamente l'incontro tra cultura europea e cultura indigena del Sudamerica.

Per un coro amatoriale, questa bellissima opera è una straordinaria occasione di formazione musicale. Infatti, la relativa semplicità delle parti vocali (spesso orientate verso la zona acuta della voce) si inserisce in un contesto di strepitosa vitalità ritmica o, in altri momenti, in situazioni di intenso, struggente lirismo

Nato a Santa Fe, Ariel Ramírez fu pianista e compositore, particolarmente impegnato nella diffusione delle tradizioni musicali della sua terra. Per questo motivo, negli anni Cinquanta visse per un periodo in Italia e in altri paesi europei. 

La musica utilizza una scrittura classica corale a quattro parti (elaborata da Padre Jesú Gabriel Segade), con due voci soliste e un gruppo strumentale caratterizzato da strumenti a percussione, tastiera e chitarra; in genere viene utilizzato il charango, che è un tipico strumento popolare argentino a corde pizzicate, di piccole dimensioni.

La Misa Criolla si svolge nelle cinque tradizionali sezioni dell'ordine liturgico, che ha una grande valenza ecumenica in quanto si tratta di testi che sono accettati dalla teologia delle tre grandi confessioni cristiane, la cattolica, la protestante e l'ortodossa. L'uso della lingua spagnola, al posto della lingua ecclesiastica latina, avvicina quest'opera alla sensibilità moderna, affermata inizialmente in ambito protestante e sancita, proprio negli stessi anni della composizione di Ramirez, dalla riforma liturgica cattolica, decisa dal Concilio Vaticano II.

E infatti, figlia del Concilio può a ben ragione considerarsi questa composizione musicale, realizzata nel 1964 e basata sulla traduzione del testo liturgico eseguita dalla Commissione Episcopale del Sudamerica in seguito alle indicazioni del Concilio stesso. 

Ecco dunque la successione del Kyrie, del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell'Agnus Dei.

Il Kyrie (Señor, ten piedad de nosotros), che è una invocazione alla pietà di Dio, utilizza gli stilemi di canti popolari del Nord dell'Argentina, la vidala e la baguala.

Il vivacissimo Gloria (Gloria a Dios en las alturas) utilizza il ritmo antico del carnavalito, alternato ad una sezione centrale contrastante, nella quale la supplica rivolta a Cristo, per il perdono dei nostri peccati, è evocata dal genere musicale denominato Yaraví: si tratta di uno stile di canto molto antico, di carattere sommesso, spesso associato a cerimonie funebri o a testi di carattere elegiaco.

Nel Credo (Creo en Dios, Padre Todo poderoso), la confessione della fede trinitaria, il ritmo della chacarera trunca evoca origini andine: qui è caratteristica l'alternanza e la sovrapposizione dei ritmi 3/4 e 6/8, che dal punto di vista matematico sarebbero equivalenti, mentre dal punto di vista musicale implicano una modifica continua dell'accentuazione, con effetto di grande vivacità.

Di matrice boliviana il festoso Carnaval cochabambino (de Cochahamba), che accompagna le parole bibliche del Sanctus, Osanna et Benedictus (Santo, Santo, Santo).

L'opera si conclude con i toni sommessi e suggestivi dell'Agnus Dei (Cordero de Dios), una composizione in Estilo pampeano, cioè in uno stile che ricorda le atmosfere della pampa, la pianura argentina.

mercoledì 30 novembre 2011

La vocalità pianistica di Chopin

Il Notturno è una delle forme più tipiche della musica pianistica dell'Ottocento e del Romanticismo musicale. In questo genere di composizione il musicista scrive per la tastiera del pianoforte pensando idealmente all'espressività che è tipica della voce umana.

La forma romantica del notturno è nata con il compositore irlandese John Field (1782-1837), ma la parola era in uso già nel Settecento: però in quell'epoca essa indicava l'intrattenimento musicale della sera, che poteva assumere i toni galanti della serenata, oppure quelli più genericamente mondani del divertimento (l'esempio più celebre è "Eine kleine Nachtmusik", "una piccola musica notturna", di Mozart).

Nell'Ottocento, con gli esempi mirabili di Field e poi con i capolavori di Fryderyk Chopin (1810-49) il Notturno diventa espressione di una visione del mondo romantica: la notte, l'oscurità diventano il luogo metaforico dell'anelito al superamento del limite, al dilatarsi dell'animo verso le dimensioni del sogno e dell'irrazionale.

Ascoltiamo il più celebre tra i Notturni di Chopin, l'op. 9 n. 2, in Mi bemolle Maggiore. Clicca il link seguente: Chopin, Notturno op. 9 n. 2.

Consideriamo il ritmo della musica: è un tempo in 12/8, cioè una lenta pulsazione che al suo interno prevede una suddivisione ternaria. Ulteriori artifici della scrittura musicale sono orientati ad eludere e contrastare ogni idea di rigidezza ritmica o di scansione eccessivamente regolare: alcune indicazioni sollecitano la ricerca di un fraseggio emotivamente mobile e ritmicamente elastico.

La vocalità, come dicevo all'inizio, è il modello di riferimento per la costruzione della melodia: si tratta di un canto (affidato alla mano destra), sostenuto da un accompagnamento (mano sinistra), quest'ultimo tanto importante ed ampio, quanto subordinato e funzionale alla massima espansione della liricità del canto. Dunque, è proprio la stessa cosa che avviene quando una voce cantante viene accompagnata da uno strumento (ad esempio, il pianoforte stesso).

Ampi slanci verso la zona acuta determinano il lirismo di questo canto, che potremmo immaginare affidato ad un soprano lirico-leggero, cioè caratterizzato da timbro chiaro, brillantezza degli acuti e agilità vocale.

Questa agilità è resa pianisticamente da Chopin mediante abbellimenti e fioriture, che eludono la regolarità della frase e culminano nella vaporosa, iridescente cadenza conclusiva.

L'esecuzione al pianoforte richiede un tocco pianistico che sappia assecondare le infinite sfumature di suono nella mano destra, mentre la sinistra sostiene con il basso l'armonia e accompagna con accordi in ampia estensione.

Un delizioso benessere fisico avvolge l'esecutore nel suonare questo pezzo, che veramente ci fa superare i confini della materialità, evocando i nostri sospiri più profondi.


giovedì 10 novembre 2011

Il classico metodo di Beyer

Beyer
Uno dei metodi più classici per lo studio del pianoforte è quello di Ferdinand Beyer (1803-63). In Italia è molto conosciuto per le edizioni curate da Ettore Pozzoli ed in seguito da Bruno Canino. Si tratta di un metodo classico tedesco, sul quale si sono formati tantissimi pianisti di varie generazioni.

Negli ultimi anni, in particolare per i bambini, è stato un po' abbandonato a vantaggio di altre pubblicazioni, più accattivanti nella grafia musicale e nelle immagini di corredo.

Tuttavia, a me sembra che lo sviluppo della materia, come è impostato da Beyer, sia molto efficace per la progressione delle difficoltà, sia in merito all'apprendimento della lettura della musica, sia in merito alla tecnica strumentale.Ciò che conta è il modo di usare un testo: io ad esempio lo utilizzo inserendo i suoi pezzi all'interno di una metodologia didattica che privilegia la ritmica, la vocalità e la gestualità strumentale, al fine del benessere della persona nell'atto del suonare e, più in generale, del fare musica.

Nell'edizione originale tedesca alcuni pezzi sono diversi, rispetto alle edizioni italiane: si tratta di Volkslieder tedeschi, veramente molto gradevoli.

Concludo questo breve post rimandandoti ad un esempio di esecuzione, con brevi spiegazioni. Clicca il link seguente: Beyer, numeri 26, 27 e 28.

sabato 29 ottobre 2011

Suonare Bach, suonare canzoni moderne

Riporto nel blog la mia risposta ad un giovane pianista che si chiedeva come mai, avendo imparato con diligenza a suonare abbastanza bene alcuni dei "23 Pezzi Facili" di Bach, non sapesse però eseguire in maniera soddisfacente canzoni moderne; lui citava ad esempio la celeberrima "Smoke gets in your eyes".

In realtà si tratta di generi musicali diversi che richiedono approcci diversi: saper suonare Bach non significa automaticamente saper suonare le canzoni moderne.

Quando mi è capitato di dover rispondere a richieste nel genere "pop moderno" (chiamiamolo così, per intenderci), nel quale non sono molto esperto (anche se lo apprezzo e lo ascolto fin dall'infanzia), ho usato il criterio di ascoltare con attenzione le esecuzioni: oggi con "YouTube" è molto comodo. Cerco di fare (o di far fare all'allievo) un ascolto attento di tutti i parametri: altezza dei suoni (melodia e armonia), fraseggio ritmico (swing), strumentazione, stile vocale; poi trascrivo (trascriviamo) su pentagramma. Credo sia in ogni caso un ottimo esercizio.

Ad esempio, lo scorso anno mi è capitato di trascrivere "Nessuno", la canzone cantata da Mina, credo del 1959, che tra l'altro prevede nell'originale un "solo" strepitoso per sax. Lo abbiamo realizzato in Conservatorio in una esecuzione per voce, sax tenore e pianoforte: personalmente mi sono molto divertito!


La foto che riproduco si riferisce al "mitico" Quartetto Cetra, che ho amato moltissimo quando ero bambino: e ribadisco anche oggi, "con il senno di poi", che erano bravissimi nel loro genere.

PS: poi torno sempre a Bach, ma questo è un altro discorso...

martedì 18 ottobre 2011

Rondò "Alla Turca" di Mozart

Ecco un'altra pagina della storia della musica pianistica che ha superato i confini della fruizione colta e ha raggiunto la diffusione di un fenomeno di massa. Il Rondò "Alla Turca" è una composizione amata da tutto il vasto pubblico e, anche in questo caso, notiamo la predilezione che le riservano in particolare i bambini. Io credo che nel caso di questi successi ci sia qualche motivo che va al di là delle spiegazioni più consuete, quelle che rimandano ad analisi di ordine sociologico o delle logiche di mercato. Evidentemente ci sono casi in cui la creatività dei grandi autori incontra i meccanismi profondi della percezione delle persone, al di là del livello di competenza musicale.

Il Rondò è il terzo movimento di una Sonata in La Maggiore, K 331, che Wolfgang Amadeus scrisse nel 1778; la parte finale ("Coda") fu aggiunta alcuni anni dopo. Evidentemente il compositore intendeva ispirarsi, con fare bonario e piacevolmente divertito, alla musica militare delle bande dei Giannizzeri, che erano presenti su tutto il territorio asburgico e quindi anche in Austria. Sentiamo infatti l'imitazione dello stile militare e popolaresco, percepiamo il rullo dei tamburi e ci sembra quasi di immaginare il tintinnio del triangolo e dei sonagli.

Il pezzo viene anche comunemente indicato come "Marcia Turca" perché in effetti è una marcia, cioè un tempo binario che segue la scansione regolare dell'alternanza nel movimento ritmico delle nostre gambe.

La musica è costituita da una alternanza di idee musicali scoppiettanti, ora vagamente inquiete e maliziose, ora più brillanti, ora scatenate in un allegro virtuosismo.

L'esecutore deve essere accorto nell'uso della sua  tecnica, alla quale sono richieste prestazioni di vario tipo. Con un breve video (che segue quello di "Per Elisa") desidero fare omaggio di una mia esecuzione, nella quale evidenzio con il "primo piano" le posizioni e i movimenti più corretti per una efficace realizzazione pianistica.

venerdì 7 ottobre 2011

Per Elisa

Beethoven era un compositore maturo, non un principiante, quando scrisse questa celebre "pagina d'album", tanto amata ancora oggi dal pubblico degli ascoltatori ed anche dai bambini.
Non era certo un principiante: aveva infatti già scritto sei delle sue nove Sinfonie, ventisei delle sue trentadue Sonate per pianoforte e tutti i cinque Concerti per pianoforte ed orchestra.
Il giorno 27 aprile 1810 il compositore quarantenne dedicò questo breve pezzo ad una Elise, che forse era una Therese e forse una Elizabeth..

Con questa composizione, come con altre sue "bagatelle", Beethoven anticipò l'uso della forma breve pianistica, che poi divenne tipica nei compositori romantici, quali ad esempio Chopin e Schumann.

La breve composizione è in forma di Rondò, nel quale il tema principale, in la minore, si alterna ad altri episodi, ora lirici, ora drammatici, secondo una sequenza A-B-A-C-A.

Il ritmo elastico del celebre tema iniziale, il suo esitare nell'alternanza di due suoni, ci danno l'idea di una domanda, oppure di un sospiro, un delicato indugiare dell'anima in cerca di qualcosa e, in definitiva, di se stessa.

Mi pare molto importante eseguire questa pagina con una elasticità ritmica che dia il senso di questo esitare. Nella effusione lirica del secondo episodio, il pianoforte evoca esplicitamente la vocalità: pensiamo ad una voce femminile acuta e leggera.

La postura e i movimenti del corpo, l'elasticità e la scioltezza della mano, dell'avambraccio e del braccio, di tutto il corpo, sono dunque necessari non solo per il benessere dell'esecutore, ma anche per riuscire ad ottenere dallo strumento le infinite sfumature della sua tavolozza sonora.

Con un breve video desidero fare omaggio di una mia esecuzione, nella quale evidenzio le posizioni e i movimenti più corretti per una efficace realizzazione pianistica.

sabato 24 settembre 2011

La musica come metafora della persona



Cercando di individuare un motivo conduttore del mio percorso esistenziale e professionale, credo di poterlo riconoscere nella volontà di operare contro l'insegnamento repressivo, cioè contro quel modo di insegnare che privilegia solo alcuni aspetti della personalità umana, reprimendone gli altri; respingo quindi le pedagogie parziali che sono repressive di volta in volta o del corpo, o dell'emotività, o dell'intelletto e della creatività, o della dimensione valoriale.

 Fin dall'inizio della mia attività musicale mi è parso chiaro che il significato della musica, in ogni cultura e al di là di ogni specificità, si può riassumere nel fatto che essa rappresenta una metafora della persona.

Con il concetto di
persona noi intendiamo contrastare da un lato l'individualismo che mira all'egocentrica affermazione di sé, prescindendo dalla relazione con le altre persone; dall'altro le concezioni massificanti che riducono la persona a numero.

Il concetto di persona definisce pienamente le caratteristiche dell'essere umano nella sua totalità di corpo, emotività, intelletto e spiritualità
, per cui la persona è unicità irripetibile (perché unica e irripetibile è la somma delle sue esperienze) e al tempo stesso si intreccia e si integra in un più ampio fenomeno di interazione sociale.  

martedì 13 settembre 2011

La competenza musicale

L'educazione musicale, a partire dalla esperienza ritmica che possiamo sperimentare nel nostro corpo in movimento, procedendo con le sue applicazioni nell'ambito vocale ed eventualmente strumentale, porta come conseguenza ad uno sviluppo progressivo della competenza musicale.

Innanzitutto, la stessa abilità ritmica può svilupparsi da procedure semplici ad altre più complesse, nelle quali la sovrapposizione di eventi diversi può essere praticata da una sola persona, oppure da più persone in interazione. 

La vocalità può svilupparsi dalla monodia alla polifonia, cioè alla sovrapposizione di più voci in reciproca autonomia. 

La competenza musicale si svilupperà poi nella scoperta della ricchezza dei procedimenti armonici, nella varietà delle forme musicali (anche in analogia con le forme letterarie, fino alla scoperta dell'autonomia del linguaggio musicale), nella conoscenza di scale e modi che non necessariamente corrispondono a quelli più familiari al contesto culturale dominante. Si arriverà così a cogliere la storicità del linguaggio musicale e ad assumere un rapporto critico con la contemporaneità.

Si arriverà anche a capire che alcuni fenomeni contemporanei, che il mercato vuole imporre come "geniali", non sono neppure lontanamente paragonabili, per qualità artistica e per livello di abilità, ad altri personaggi, anch'essi a noi contemporanei, che sono di ben altra levatura.

Certamente, l'educazione musicale, come ogni competenza umana, è favorita se si sviluppa a partire dall'infanzia. Ma ciò non toglie che la competenza musicale si può sviluppare in ogni persona, ed in ogni età della vita. Sicuramente contano anche le attitudini, la predisposizione; ma non vorrei porre troppo l'accento su questi aspetti, che possono diventare dei comodi alibi, sia per il docente frettoloso, sia per il discente pigro. A me interessa di più sottolineare la potenzialità che ogni persona può coltivare, in qualsiasi momento della vita, per il proprio benessere; un benessere che, ripeto, coinvolge il corpo, l'affettività, l'intelligenza e la spiritualità, tutte le funzioni vitali armonicamente stimolate da questa magnifica esperienza.

martedì 28 giugno 2011

Il respiro e la frase

La capacità di produrre suoni, anche semplici, porta subito alla individuazione della possibilità di infinite variazioni e sfumature. In ciò, l'esecuzione di una frase musicale può essere paragonata alla interpretazione di un testo letterario, realizzata mediante l'uso della voce parlata; si tratta di scoprire le molteplici possibilità di eseguire una stessa frase, anche brevissima, perché essa potrebbe essere costituita anche da un singolo suono, oppure dalla alternanza di un suono e una pausa; oppure può essere articolata in una successione più varia e complessa di suoni.

La possibilità di arricchire il fraseggio mediante queste infinite variazioni è ciò che dà luogo alla interpretazione musicale, cioè alla possibilità di interazione tra il soggetto esecutore e la musica. In questo progressivo arricchimento saranno coinvolti i parametri della agogica (la mutevolezza dell'andamento ritmico), della dinamica (la variabilità nell'intensità del suono), del timbro (il colore del suono).

L'analogia del fraseggio musicale con quello della voce parlata fu da me sperimentata quando ebbi occasione di assistere, da ragazzo, ad un seminario di formazione per giovani attori, tenuto dal celebre regista teatrale Fantasio Piccoli. Egli propose ai giovani discenti la recitazione di una semplice frase: "Oggi c'è un sole meraviglioso", e da questo facile pretesto didattico ebbe occasione per dimostrare la possibilità di infinite variazioni nella espressione vocale.

venerdì 10 giugno 2011

Intonazione ed emissione: aspetti terapeutici

Molte persone esitano ad affrontare l'esperienza di un coro (e, prima di essa, una qualsiasi esperienza di educazione musicale di base) perché si ritengono "stonati". Ma i veri "stonati" sono una esigua minoranza. I problemi di intonazione spesso sono risolvibili: possono avere cause tecniche (un errato uso del corpo nell'emissione del suono), oppure cause psicologiche, che il docente deve saper cogliere per aiutare il discente ad affrontarle e risolverle. Spesso i due tipi di causa sono bene intrecciati, ma ciò accade anche agli studenti di musica che vogliono diventare professionisti, sia ben chiaro! E spesso gli insegnanti dell'Alta Formazione (Conservatorio) non sanno cogliere questo nesso tra la causa tecnica e la causa psicologica.

Viceversa, liberare il corpo può aiutare a liberare la mente e gli ingorghi dell'inconscio. E allora la corretta emissione, che conduce alla corretta intonazione, rivela anche valenze terapeutiche. La respirazione corretta è innanzitutto un beneficio per il corpo: svilupparne la consapevolezza è un grande medicamento naturale, come ben si sa. 

Al tempo stesso, la respirazione produce l'emissione del suono vocale; la varietà e il controllo dei procedimenti respiratori implica la varietà e il controllo degli effetti vocali. L'intonazione stessa ne viene implicata. 

La correttezza dell'intonazione deriva dunque anzitutto da una consapevolezza della fisiologia della respirazione; poi viene rafforzata dall'approfondimento delle competenze di ascolto.

A questo punto si capisce che i veri "stonati" sono solo una rara eccezione. E il lavoro sviluppato a partire dall'esperienza vissuta del corpo avrà rivelato importanti effetti terapeutici, prima ancora che musicali.

giovedì 2 giugno 2011

Il ritmo e il corpo

Ritmo nel corpo
Ogni esperienza musicale parte dall'esperienza del ritmo, perché esso è la base fisiologica della musica, è il legame che connette la percezione musicale con l'esperienza profonda del nostro essere corpo in movimento. Ed il nostro corpo, ormai lo sappiamo bene, non può essere in alcun modo separato e distinto dalle nostre emozioni e dalla nostra vita razionale.

Anche gli adulti possono cogliere in modo immediato la percezione delle strutture ritmiche, a partire dalla semplice regolarità della pulsazione e dalla sua possibile organizzazione in forma binaria (un accento forte, uno debole) o ternaria (un accento forte, due deboli). La regolarità della pulsazione del polso è da sempre citata come la prima forma di esperienza ritmica che può essere percepita da ogni essere umano. 

La respirazione, nella sua alternanza binaria di inspirazione ed espirazione, rappresenta l'ambito fisiologico nel quale può essere facilmente sperimentato un semplice procedimento di organizzazione ritmica regolare. 

Ogni altra esperienza del corpo, dal camminare all'alternanza nel movimento delle braccia, può essere utilizzato per l'individuazione di una struttura ritmica elementare. 

Da ciò può svilupparsi ogni genere di competenza complessa; già la struttura ternaria può sembrare più difficile (questo accade anche a molti studenti di musica!), ma i limiti della capacità di apprendimento non possono essere mai predefiniti in modo rigido.

giovedì 19 maggio 2011

Educazione musicale per tutti

L'educazione musicale è un valore per tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla scelta professionale ovvero amatoriale, perché coinvolge l'integralità della persona umana, il corpo, l'affettività, la razionalità e la spiritualità; è dunque una forma di educazione integrale della persona, con potenzialità liberatorie e terapeutiche profonde. 

La natura e le competenze pregresse di un cantore o di uno strumentista possono essere di vario tipo, ma l'obiettivo della didattica deve essere sempre quello di sviluppare le potenzialità di ogni persona. Tutte le persone possono imparare a cantare e a suonare a buon livello, a qualsiasi età. 

Questo arricchimento profondo rimarrà una risorsa utile per tutta la vita. C'è un potere vitale della musica, che va ben al di là dei limiti del controllo razionale

L'educazione musicale si può sviluppare, a qualsiasi età della vita, a partire dalla consapevolezza ritmica, procedendo poi alla esperienza della vocalità ed eventualmente della pratica strumentale e della creatività compositiva. Ognuna di queste applicazioni porterà ad uno sviluppo delle competenze percettive dell'orecchio.

giovedì 28 aprile 2011

Suonare Cantare Star bene


Ti piace l'idea di suonare il pianoforte. Desideri suonare, fare musica, cantare. Vorresti vivere la musica come una esperienza libera e gratificante, che coinvolge e rilassa anche il tuo corpo, oltre ad arricchire la tua mente e la tua vita interiore.

Hai bisogno di esprimere i tuoi sentimenti, le tue emozioni.

Tutte queste possibilità ti sono offerte dalla pratica della musica, tu lo sai, ma non riesci a trovare la strada giusta per realizzare questi obiettivi. Anzi, forse ci hai provato e hai vissuto un'esperienza deludente. Forse ti è rimasto un cattivo ricordo da situazioni del passato. O forse non hai avuto neppure il coraggio di cominciare. Perciò la musica è rimasta lì, ai margini della tua vita, il tuo grande sogno irrealizzato, e questo pensiero si accompagna ad una sensazione di disagio, di difficoltà, forse anche di inadeguatezza. 

Vuoi saperne di più? Vuoi sapere quali soluzioni vengono di solito offerte e cosa invece sarebbe meglio trovare? Se ti interessa approfondire l'argomento, inviami una richiesta, riceverai subito un e-book gratuito con tutte le informazioni di cui hai bisogno.


domenica 27 marzo 2011

Corpo espressione movimento

"Sogno un'educazione musicale in cui il corpo stesso svolga il ruolo di intermediario tra i suoni ed il nostro pensiero, diventando lo strumento diretto dei nostri sentimenti" (Emile Jaques-Dalcroze).

In ogni età della vita è possibile sviluppare le potenzialità dell'orecchio e le abilità musicali. Dunque la bella notizia è che tu puoi studiare musica, anche se sei una persona adulta e non hai esperienze precedenti. Si tratta di una educazione che porta benefici alla tua persona nella sua integrità, perché aiuta a liberare le energie del tuo corpo, le tue emozioni positive, il tuo vissuto in comunicazione con il mondo, la tua curiosità intellettuale e i tuoi gusti musicali personali.  

Una musica che ti permette di sognare e di star bene.